Vaccini: vi stanno prendendo per il culo.

“Esempio bischero: un effetto collaterale piuttosto comune dell’aspirina sono i bruciori di stomaco, ma se hai la febbre e ti fa male ogni cazzo di giuntura un’aspirina la prendi, pazienza se hai sfiga e ti brucia un po’ lo stomaco. Perché lo fai? Perché sai che la probabilità che ti faccia stare meglio è altissima, mentre quella di patire effetti collaterali è molto, molto più bassa ed è comunque un’alternativa migliore al malessere”

non si sevizia un paperino

collodipapero

La settimana scorsa ci sono stati diversi commenti un po’ pepati perché, in un articolo che parlava di tutt’altro, abbiamo citato la questione vaccini. Se posti la parola “vaccino” su Facebook, non importa se inserita in un contenuto che verte su altri argomenti, scatenerai orde di commentatori monotematici, un po’ come se parli di veganesimo, se auguri “buon natale” sul gruppo Facebook dell’UAAR o se posti il nuovo logo della Juventus.

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Analisi di una fake news (piccolo esperimento sociale)

Per caso, come capita ahimè troppo spesso, mi sono imbattuto in una condivisione di questo video.image001.png

Qualcosa non mi torna, e allora provo ad ascoltare questa dichiarazione. Senza pubblicarlo, per non rischiare di fare il loro gioco, vi riporto la frase della Presidentessa Boldrini trasmessa nel video:

“Mi ha fatto molto piacere che al G7 dei ministri delle Finanze si sia discusso di una possibile Web Tax. Credo che sia arrivato il momento di arrivare a concludere una legge in questo senso, perché la materia va regolamentata”

Ora, se non avete voglia di fare una faticosa ricerca (basta scrivere “web tax” su Google. Lo so, potrebbe essere difficile), riporto un breve riassunto:

“ la Web Tax è una proposta di legge che punta alla regolamentazione della tassazione per le aziende che operano in Rete, come ad esempio Google e gli altri giganti del web”

Semplice, no? E invece no. Un post del genere, crea adepti a velocità esponenziali:

Venerdì 16 maggio, ore 15:38 – pubblicazione del video.

Stesso giorno, ore 18:49 – 702 condivisioni, 401 commenti

Ore 19:49 – 894 condivisioni, 502 commenti

Ore 21:15 – 1192 condivisioni, 650 commenti

Eppure basta poco per capire che non andrebbe condiviso.

Attenzione, però, perché non è “falso”, in senso stretto. E’ peggio: è fatto in modo tale che venga condiviso il più possibile, alludendo ma senza “sporcarsi le mani”.

Il trucco è molto semplice: prendi una persona delle istituzioni che notoriamente è vessata su internet, estrapoli dal contesto una frase, non dai spiegazioni ma alludi a qualcosa che non è vero (e come detto non è neanche falso, ma in fondo non importa. Basta farlo credere), ma che può generare rabbia, indignazione, e quindi condivisioni e click. E il gioco è fatto.

Ma la cosa più imbarazzante sono i commenti di chi ha voluto esprimere il suo “educato” parere…

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Nota: ho lasciato nome e foto, visto che stiamo parlando di commenti pubblici in una pagina pubblica

E questi erano i primi in alto, senza filtro nè controlli, fermandomi per puro caso su quell’ultimo commento che mi lascia una flebile speranza…

A questo punto, ho deciso di darmi da fare: una via di mezzo tra una missione, lo smontamento di una fake news (anzi, come detto, peggio), la condivisione della verità, e – perché no? – un esperimento sociale.

Che ho fatto? Ho cominciato a dare una risposta standard a tutti quelli che, probabilmente senza saperlo, hanno il loro profilo aperto ai commenti. E non avete idea di quanti siano, quelli che pubblicano post visibili a tutti, e che lasciano aperta anche la possibilità di commentare.

Ecco il mio post:

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“La Web Tax non è un imposta sulla connessione internet privata, ma su quelle multinazionali (come Amazon, Google…ah,e anche Facebook) che lucrano e fanno i soldi in Italia ma pagano le tasse dove è più conveniente.
Ancora convinto/a che sia un male?
Prima di indignarsi e condividere rabbia, consiglio di fare sempre una verifica”

Saccente? Forse un po’. Professorino? Sì, può darsi… Impiccione? Boh, in fondo, il profilo aperto a tutti lo lasciano loro, mica io…

In ogni caso non è stato semplice come credessi: se si incollano troppo velocemente gli stessi commenti, Facebook non lo permette. Quindi, dopo aver incollato un commento, contavo fino a 10… e passavo al successivo. A volte non bastava nemmeno, perché se qualcuno segnala come “spam” sei costretto a doverti giustificare:image006.png

In ogni caso, sono riuscito a rispondere a 100 di loro (il che è una piccola goccia, visto che nel momento in cui sto ho raggiunto le cento risposte (16 maggio, ore 22:27) eravamo già arrivati a 1472 condivisioni…).

Ed ecco qualcuna di queste risposte (in questo caso, però, essendomi preso la briga di rispondere all’interno dei loro profili, mi sembra rispettoso nascondere i loro nomi):

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Ed ecco il resoconto finale, riassunto in una piccola tabella:

Ringraziamento (+ likes) 11
Pacifico dialogo 5
Cancellazione del video 5
Mantenimento delle proprie posizioni 13
Nessuna risposta 63
Insulti al sottoscritto 3
TOTALE: 100

L’ordine non è casuale: si parte dalle reazioni positive (ringraziamento + pacifico dialogo, ma anche cancellare il video denota un cambiamento di idea) alle peggiori (quello che dici non mi interessa), fino agli insulti.

Sorprende molto che la maggioranza non dia nemmeno una risposta, ma purtroppo non è da considerarlo un risultato “neutrale”: il post resta lì, e chi lo vede nel proprio News Feed (la pagina principale, per intenderci) dà poco conto ai commenti…

Statistica extra: gli interventi degli altri commentatori.

Extra: invettive degli amici 21
Extra: risposte educate degli amici 5
Extra: ringraziamento degli amici 4
Extra: invettive degli amici… ma in mia difesa (!!!) 1

Insomma, che fare?

Beh, io penso che continuerò, nel momento in cui vedrò delle notizie palesemente false o generatrici di rabbia immotivata, a rispondere. Provando ad attenermi a queste regole:

  • Mai sfottere, o umiliare, o sentirsi superiori: si rischia il risultato contrario, con un irrigidimento altrui nelle proprie posizioni.
  • Mai litigare: Idem, al massimo puoi essere tacciato di supponenza, ok, ma qualcuno che ti risponde con delicatezza lo trovi.
  • Citare le fonti: Non basta chiederle, c’è bisogno di dimostrare il contrario per far cambiare idea.
  • “Sfruttare” chi lo fa di mestiere: David Puente, Attivissimo, Bufale un tanto al chilo, Bufale.net possono offrire un “appoggio” nello smascheramento delle fake news… e nell’opera di convincimento verso chi con troppa leggerezza le fa girare.
  • Cominciare partendo da sè stessi: condividere le notizie reali o quelle che smascherano le bufale (a proposito, perchè non iniziare partendo dalla condivisione di questo post? 😉 )

Ah e ovviamente: Avere taaanta pazienza.
Io guardo con orgoglio a quei 21 riscontri positivi…

Nel frattempo, in poco più di due giorni le condivisioni sono diventate 3640.

Bonus: può capitare che vi accusino di essere troll, pagati da “LORO”, che credano abbiate la chiave magica per poter entrare nei loro profili, vi minacceranno, vi sputtaneranno con gli amici… a me è capitato. Ma questi screenshot non li condivido, le “chicche” me le tengo per me 🙂

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Generazione millennials

Prendetevi qualche minuto, e ascoltatelo. Ok, lui è un motivational speaker, e spesso il genere comprende gente che non merita molto ascolto. Ma in questo caso si tratta di un’analisi sui millennials, o forse su una generazione più allargata di quella dei nati tra gli inizi degli anni ’80 e la seconda metà degli anni ’90…

Il video è sottolineato in italiano (grazie alla pagina EfficaceMente ). Saranno 18 minuti ben spesi.

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Difendiamo la Costituzione

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato

(Costituzione della Repubblica Italiana, Articolo 67 )

Così, giusto per ricordarlo a tutti coloro che sproloquiano sulla difesa della Costituzione, e poi “dimenticano” uno degli articoli più importanti.

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Compiti per le vacanze

Ho letto la lettera che tale Marino Peiretti ha inviato agli insegnanti del figlio e che comunica (non giustifica) che non ha fatto i compiti per le vacanze.
Lettera che a furia di condivisioni l’ha fatto diventare idolo del web e oggetto di notizie su vari siti di quotidiani online nazionali.
 
Ragazzi, ma scherziamo? E’ tremenda.
 
Di una gravità assoluta.
 
1: Come detto, lui non “giustifica”, lui “informa”. Come dire, i vostri consigli (quando mai i compiti per le vacanze sono obbligatori?) non sono più importanti delle mie decisioni arbitrarie.
2: Comunica che gli ha fatto fare cose interessantissime e l’ha spronato a migliorare quello che gli piace fare. E allora? C’era bisogno di autoincensarsi nella lettera verso la scuola (e resa pubblica Urbi et Orbi via facebook), quando ha fatto solo quello che ogni buon genitore dovrebbe fare OGNI GIORNO, non solo durante le vacanze?
3: “Mai visto professionisti seri portarsi il lavoro in vacanza, anzi.” A parte che non so che lavoro faccia questo signore, perchè la realtà è leggermente differente, stiamo comunque paragonando lo studio, l’apprendimento di un bambino ad un lavoro. Ed ecco uno dei problemi che si manifestano con una semplice frase: se concepisci la scuola come un dovere, un obbligo, un lavoro che sei costretto a fare, allora non capirai mai davvero quanto sia importante, quanto sia UTILE imparare. Sia chiaro, non è un problema di oggi, c’è sempre stato. Al massimo, oggi il genitore sembra più propenso a stare dalla parte del figlio anzichè della scuola e della sua funzione educativa.
4. Poi si raggiunge l’apoteosi. “Voi avete nove mesi per insegnargli nozioni e cultura, io tre mesi pieni per insegnargli a vivere”. COSA??? Qui, vi giuro, avrei COSI’ TANTO da scrivere che preferisco non scrivere niente, penso che questa frase si possa commentare da sola.
5. Per finire, “Diversi docenti, psicologi ed avvocati condividono il mio pensiero”. A parte che questo non giustifica nulla, a parte che: “Diversi”, chi? . Ma poi, va bene i docenti, possiamo capire anche gli psicologi. Ma gli AVVOCATI, che c’entrano???

Sono preoccupato. Se davvero tanta gente ha voluto condividere una presa di posizione così grave e pericolosa, se davvero questa lettera ha avuto un immeritato risalto sui siti di rilievo nazionale, significa che stiamo andando alla deriva.
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Contro natura

È stato un bel regalo all’Italia avere impedito che due persone dello stesso sesso – ha detto oggi Alfano – cui lo impedisce la natura, avessero la possibilità di avere un figlio. Abbiamo impedito una rivoluzione contronatura e antropologica, credo sia stato un nostro risultato”

Caro Alfano, prima di aprire la tua bocca per proferire inutili stronzate parlando di “contro natura”, sappi che l’adozione non è un’idea dell’uomo, anzi.

Potrebbero essere elencati migliaia di episodi ogni giorno di animali che adottano altri animali, ANCHE DI ALTRA SPECIE.
E di solito, quasi tutti noi leggiamo di queste storie coccolose e strappalacrime riportate nelle famigerate colonne di destra dei quotidiani online, senza che ci baleni un dubbio che tutto ciò vada “contro natura”.

Perché?

Perché, te lo dico non solo da padre adottivo, ma da essere umano, anzi, da essere animale, adottare è una pratica che è NATURALE, e non richiede distinzioni di genere, di età, di ricchezza o di specie. E’ così e basta.

Tanto difficile, da capire?

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L’Odisseo moderno (cioè io)

Breve cronaca delle vicissitudini di un Ulisse dei giorni nostri (il sottoscritto) alle prese con treni, calendari e coincidenze varie.

1. Prendo un treno successivo rispetto a quanto progettato, perchè la riunione con il cliente è stata spostata di due ore.
D’altronde, dovendo scegliere tra me e l’Amministratore Delegato, posso capire la sua motivazione.

2. Anche se c’è un treno diretto da Milano a Udine, decido di prenderne uno precedente, cambiando a Mestre.
Pazienza per lo sbattimento, almeno arrivo mezz’ora prima a casa.

3. Arrivato in Stazione Centrale, leggo con la coda dell’occhio che per motivi legati al maltempo (REALLY?) i treni percorrenti la tratta Roma-Firenze hanno consistente ritardo.
Non ci penso poi tanto, in fondo, io parto da Milano.

4. Giunto a Verona, mi sorge il dubbio.
Io parto, sì, da Milano, ma la coincidenza da prendere a Mestre parte DA ROMA!

5. Mi affido a Viaggiatreno (il più valido motivo per cui si possa concedere ancora fiducia a Trenitalia) e scopro che, sì, quel treno ha accumulato ritardo.
117 minuti.
Giusto un pelino.

treno RM-UD

Forse potrei chiedere un passaggio a loro…

6. Prima di affidarmi al calendario e scorrere i santi dal primo gennaio al trentun dicembre, provo a vedere quale alternativa ci sarebbe stata a Mestre.
Un treno regionale. Anzi, regionalissimo (questo è il termine che in confidenza dò a quei treni che si fermano davanti a tutti i numeri civici che si trova davanti), che partirebbe dopo SOLO 50 minuti dal mio arrivo in stazione.
(e sì, ai treni dò confidenza. Dopo 10 anni di pendolarismo indefesso, posso anche permettermelo)

7. Con una mano già sul calendario di cui sopra, provo un’ultimo tentativo. E quel famoso treno di cui al punto due, quello che sarebbe partito mezz’ora dopo da Milano?
Quello non ferma a Mestre.

8. Mentre Maria Santissima Madre di Dio mi guarda preoccupata dall’alto del primo di gennaio, temendo una mia fantasiosa invocazione, io tento l’ultima disperata soluzione: vedere se ci sono altre fermate oltre Verona, che ricordavo essere l’ultima possibile, per scendere e cambiare al volo.
Mi sbagliavo, non era l’ultima. C’è Vicenza.

La stazione più bella del mondo.

La stazione più bella del mondo.

9. Aggrappato a questa improvvisa speranza provo a fare il doppio salto della quaglia: accendo il pc e (nonostante l’accensione inaspettatamente lentissima mi consigliasse di non posare troppo lontano il calendario, che non si sa mai) riesco a collegarmi al sito di Trenitalia (il secondo motivo per cui si possa concedere ancora un briciolo di fiducia a Trenitalia) e compio il miracolo: cancellazione prenotazione e sostituzione con diversa soluzione in 1 minuto e 23 secondi!
Ok, ok, non ho cronometrato, però il passeggero a fianco si è talmente stupito che mi stava chiedendo l’autografo.
Il tutto mentre mi supportava sorreggendo il calendario, che se non ci si aiuta tra noi pendolari…

10. Scendo a Vicenza e riesco persino a prendere un panino con calma (“Glielo scaldo?” “Ma sì, c’è tempo”) prima di salire, esausto, sul treno che mi porterà a Udine.rat-man udine

Ora vi saluto, che devo chiudere.
Sapete com’è, su questo treno le prese non funzionano mica, eh.

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