Lauree triennali e tirocini? Ma vaffan…

"Traguardo finale o step intermedio? Secondo le prime indagini sulle prospettive dei laureati nel nuovo ordinamento, solo una minoranza dice addio ai libri dopo il titolo triennale. Gran parte degli studenti rimanda così l'appuntamento con il mondo del lavoro e, con il primo "pezzo di carta" in tasca, inizia la caccia alla laurea specialistica. Questo secondo i dati forniti da Almalaurea. Contrariamente a quanto previsto dagli ideatori della riforma (l'idea di avere giovani dottori capaci di competere con i colleghi europei), chi si laurea in corso non si affaccia sul mercato del lavoro.

Almalaurea rivela che proprio gli universitari "regolari", cioè i laureati under 23, sono più portati a proseguire la formazione con la laurea specialistica. Succede mediamente nell'85 per cento dei casi, con punte del 92 per cento tra i laureati del Sud."
(Fonte: Repubblica.it)

Cioè, porca troia, ve ne accorgete solo ora? Il sottoscritto ha (per fortuna) pensato bene di restare nel vecchio ordinamento, e si è laureato solo un anno fuori corso. E adesso si ritrova, con una laurea sicuramente interessante dal punto di vista delle prospettive lavorative, a lavorare come portiere d'albergo per poter campare una famiglia, bebè compreso. E se avessi fatto la 3+2? Probabilmente non sarei disoccupato, ma ancora studente. "E allora, Moratti, trova qualche rimedio a questi problemi", pensavo.

L'ha trovato.

Il tirocinio.

Cioè, dopo aver passato 3+2 anni a farmi il culetto sui libri (solo 4 anni nel migliore dei casi) e a evitare la trappola degli orribili contratti a progetto, che sfruttano e fregano spesso il povero cercatore di lavoro,  anzichè riprendere gli stessi libri di cui sopra e farsi il culone per superare gli esami di stato (e tentare la fortuna di libero professionista) il sottoscritto deve anche leccare prima il culo a qualche studio attuariale? E magari senza essere stipendiato?

"Non è possibile che in media gli italiani si laureino e lavorino dopo i trent'anni". Erano più o meno queste le parole scoreggiate dalla Moratti quando dichiarò ufficiale la riforma universitaria. Beh, complimentoni.

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