Soluzione (semiseria) al problema calcio-violenza

E' inutile dare giudizi sulla situazione, e non sta a me farlo ora: ho apprezzato il silenzio di "Quelli che il calcio e…", che dopo un breve dibattito (che non ho seguito) su ciò che è successo, ha preferito non fare un pomeriggio di discorsi che lasciano il tempo che trovano, nè sorvolare sul campionato puntando alla comicità-spettacolo (che, in fondo, è la prassi del programma). Semplicemente, alle 15, ora di inizio delle partite, ha spento la programmazione lasciando spazio a un film. Allo stesso modo, a Catersport su radio2, hanno preferito non trasmettere nè commentare ciò che è successo, e visto che il posticipo Roma-Cagliari è stato rimandato, hanno ricordato il prossimo appuntamento con la nazionale sabato prossimo, e smesso di trasmettere.

E i giudizi di chi non perde tempo ad attaccare il mondo del calcio per tutto lo schifo che gira intorno lasciano il tempo che trovano. Non si risolve nulla dichiarando la totale estraneità o il disgusto verso quello che gira intorno  al (fu) pallone bianco con pentagoni neri: troppo facile. Come quelli che "io la politica non la seguo, mi fanno tutti schifo, non vado nemmeno a votare", e poi si lamentano che il mondo va a scatafascio: se non vuoi esprimerti con il tuo voto, non puoi assumerti il diritto di lamentarti.
Puoi mostrare indifferenza per uno sport che non ti dice niente, non estraneità se il problema-violenza si allarga alla società civile.

Che poi, è da vedere. Probabilmente "il morto c'è scappato" (non si offenda nessuno per il modo di dire poco gentile) non a causa del calcio, ma per un errore, se vogliamo dire così, di qualcuno che aveva una pistola in mano. Sta a chi compie le indagini capire se questa pistola è stata usata con "poca superficialità" o a causa di reale sfortuna. Se così non fosse, sarebbe gravissimo insabbiare tutto. (G8, do you remember?)

E concludo la carrellata di facili giudizi sentiti un po' qui un po' là dicendo: ma come cazzo potete dire che "stanno dando tutta la colpa al mondo del calcio che non c'entra niente"? Questo mondo è fatto e vive soprattutto grazie ai tifosi, e buona parte di quelli che hanno speso milioni di soldi nel vedere le partite ieri hanno assaltato caserme, caricato poliziotti, distrutto strade e negozi, in diverse città d'Italia. Ma stiamo scherzando?

E allora, in conclusione, cosa vuol dire tutto questo? Che si prende troppo sul serio uno sport, che fa muovere, sì, milioni di euro, ma nel modo sbagliato. Rendere il tifo verso la propria squadra del cuore "una fede", anima eccessivamente le menti di molti (diciamolo) teppisti che in nome dei propri colori è disposta a tutto. Inghilterra docet: lì il vil denaro continua a girare, semplicemente gli animi si sono placati ed è aumentata la sportività.

E allora, una soluzione per rendere più sereno e, perchè no, divertente l'ambiente attorno al campionato di calcio la trovo io: dovrebbero giocare tutti al fantacalcio.
Non è una battuta, o per lo meno non lo è del tutto. Chi come me gioca a fantacalcio vede le partite con un interesse un po' diverso, guarda lo spettacolo delle partite e non il mero risultato, pensa che il giocatore X sia meglio del giocatore Y, e non importa di quale squadra sia. E se il fantacalcista medio ha una squadra del cuore, mette in campo al massimo 4-5 giocatori della sua squadra, non di più, altrimenti la sua fantasquadra sarà troppo debole. E seguirà tutte le partite, non solo una. Probabilmente (e mi è capitato) sotto sotto gioirai se qualcuno della tua squadra del cuore sbaglia un rigore, perchè magari ce l'aveva in campo il tuo avversario (e anche perchè tanto ormai stavano già vincendo 3-0).
Per assurdo, immaginatevi una nuova regola: chi gioca al fantacalcio, anche solo con gli amici, non può comprare giocatori della sua squadra del cuore. Per carità, sarebbe sadico imporre che un romanista sia costretto a comprare Rocchi o Pandev, ma per lo meno guarderebbe con occhi diversi i giocatori delle altre squadre. E non li considererebbe più "nemici", o "avversari". Solo giocatori. Non più una fede, ma solo calcio.

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