Questione di priorità

Probabilmente con questo post perderò credito nei confronti di chi mi legge, ma non è importante.
Perchè, molti discorderanno, io seguo il wrestling, e mi piace.
Il "cosa", di questo sport-entertainment, mi piaccia, lo scriverò prima o poi. Non è questa l’occasione.
Volevo invece parlare di politica.
Sì, perchè, non ci crederete, ma il wrestling è "diseducativo e pericoloso", talmente pericoloso da essere oggetto, in un momento critico per il Paese e non solo, di un disegno di legge, su iniziativa del senatore Scalera, che propone il divieto ai minori di 18 anni della visione degli show di wrestling, e il divieto di trasmissione del wrestling in tv. Questa proposta di legge, presentata il 2 luglio 2008 e il cui iter parlamentare è iniziato il 5 novembre 2008, la potete leggere qui.
Ora, avrei voluto commentare. Ma visitando il sito Tuttowrestling, grazie al quale ho fatto questa scoperta, ho visto che ci ha già pensato, ottimamente, Alessandro Saracca nella sua rubrica. Ringraziando Alessandro per la sua disponibilità e il consenso, riporto qui per intero l’editoriale.

Più che altro ti domandi se, sotto sotto, i gloriosi politici di questa gloriosa nazione non sperino che la maggior parte delle loro proposte, nel trambusto governativo, passino sotto silenzio. In modo che non se ne accorga nessuno, ed in modo che eventuali critiche o pessime figure non debbano ricadere proprio sulla tua testa.
Perché passi tutto, ma che ora si muovano proposte legislative contro il wrestling mi pare quanto mai ridicolo.

Ma procediamo con ordine.

Una manciata di gloriosi parlamentari di schieramenti vari ha scritto e presentato una proposta di legge che, a partire dal wrestling fino ad arrivare a tutti gli sport considerati “estremi” (che tu sia dannato, bungee-jumping!!!), vorrebbe andare a porre pesanti limitazioni sulla messa in onda dei suddetti sport, ritenuti troppo diseducativi perché i bambini ne possano usufruire a proprio piacimento. Il che, poi, dovrebbe anche portare a norme restrittive e specifiche sui luoghi ove praticare e, suppongo, assistere ad eventi ad essi relativi, con ovvie e pesanti ricadute su chi, di questo tipo di eventi, è appassionato.
Ora, come già accaduto in passato sono fortemente convinto che anche questa proposta di legge finirà nel dimenticatoio, con buona pace di chi l’ha scritta convinto, magari, di fare anche il bene del paese, ma ciò nonostante è una proposta che fa riflettere.
Su due punti cardine, sebbene uno dei quali forse non dovrebbe venir trattato qui, in un sito che di wrestling si occupa e che grazie al wrestling continua ad esistere.

In primis, infatti, ci si deve porre una fondamentale domanda: allo stato attuale delle cose, tra Lehman Brothers e conti sub-prime e crisi economica e scioperi vari, mentre tutti lamentano crisi e povertà e l’arrivare a fine mese ha smesso di essere cosa naturale per tutti, ha senso che politici pagati con le tasse dei cittadini sprechino il proprio tempo a discutere di wrestling? Ha senso che, mentre mezzo paese si mobilità per il decreto Gelmini, mentre la questione Alitalia si fa sempre più spinosa e mentre un’infinita catena di scioperi viene messa in moto, qualcuno perda tempo a pensare a quanto danno cerebrale il wrestling potrebbe causare ai più giovani?
No, mi dispiace. Non ha senso.
Ma non solo, è quasi irriverente nei confronti dei cittadini che si sprechi tempo, denaro e quant’altro per questa ragione. Specialmente ora che, passata la moda WWE, il prodotto ha perso gran parte del suo fascino e quei milioni e milioni di spettatori si sono persi nel nulla. Ridicolo per ridicolo, dopo tutto, ci sta anche che si facciano proposte di legge volte a limare un problema che il tempo ha già risolto da solo, visto che dalla scomparsa del wrestling sulle reti Mediaset il bacino d’utenza si è ampiamente ristretto.
Certo, resta Sky che, tramite i suoi canali, copre sia WWE sia TNA più UFC e chissà quanti altri sport che potrebbero plagiare le menti della giovine Italia, ma per quello credo che ci sia già il Parental Control (se non lo si usa, questo è un altro paio di maniche…), e comunque parliamo di un’utenza infinitamente inferiore rispetto a quella che Italia1, ai tempi, poteva sperare di raggiungere.
Insomma, non voglio dilungarmi troppo su questo punto perché, dopo tutto, siamo un sito di wrestling e non Anno Zero o Ballarò Web Edition; che però si tratti di una proposta di legge inutile, fuori tempo e per certi tratti persino ridicola mi sembra un dato innegabile.
Il che, magari, dovrebbe far pensare sulle sorti future di questa penisola, però…

Il secondo punto, invece, è quello che ci tocca più da vicino.
Il wrestling, sport-entertainment dove tutto è predeterminato e dove la lotta, come in mille altri ambiti, è volta solo ed esclusivamente a divertire lo spettatore pagante, è uno sport-spettacolo per tutti, oppure è giusto che si pensi a divieti per determinate fasce d’età?
Mi rendo conto di andare contro il parere popolare, ma sotto questo aspetto personalmente ritengo che sì, il wrestling andrebbe vietato, perché non è uno spettacolo per tutti.
Pensateci un attimo: qual è sotto sotto la ragione ultima che muove un incontro di wrestling? Semplice, il lottatore A ce l’ha con il lottatore B (spesso per futili motivi, quali un’occhiata storta od un commento sbagliato), e per risolvere la questione decide di sfidarlo ad un match. Tradotto: A decide di pestare B a sangue, chi avrà la meglio conseguentemente avrà ragione.
Il che, siamo onesti, non è proprio il massimo dell’educazione.

Ma non fraintendetemi, perché non voglio fare la morale a nessuno.
Il wrestling, nel suo essere predeterminato, è alla stregua di determinati cartoni, determinati telefilm e determinate pellicole che arrivano in sala: propone un certo tipo di contenuti e sulla basi di questi deve essere valutato. Ad esempio, faida Jericho / Michaels, Jericho “involontariamente” colpisce la moglie di HBK. E la settimana dopo, tra giri di parole e strane espressioni, se ne vanta. Ne fa motivo di sfida, ed usa questo evento come arma psicologica contro il suo avversario. Ecco, in questo caso resto convinto che, per i bambini della fantomatica proposta, non si tratti di uno spettacolo da guardare tranquillamente.
Vietato ai minori di 18 anni? No, mi sembra obbiettivamente troppo. Anche perché è inutile negare l’esistenza di Internet, l’uso smodato che se ne fa ed il fatto che, con uno strumento semplice come Google, si può accedere a ben di peggio. Di certo, però, non avrei problemi se si scegliesse di accodarsi a Raw ponendo al wrestling un vietato ai minori di 14 anni. Giusto per escludere quella fascia di pubblico che, se il wrestling fosse fatto come Dio comanda, non avrebbe ragione di seguire il prodotto. Al di là, ovviamente, di quello che cerca di proporre la WWE, un wrestling all’acqua di rose che dovrebbe piacere ai bambini (allegri portatori di denaro) e che, però, a giudicare dagli ascolti non sembra trovare grosso riscontro nelle masse.

Però non voglio prendere in giro nessuno, non credo assolutamente che il wrestling sia capace di deviare le menti. Altrimenti lo farebbero anche videogiochi come Grand Theft Auto e Manhunt, lo farebbero film come Hostel e The Devil’s Rejects e lo farebbero autori come Palahniuk e Bret Easton Ellis, considerato anche che per la letteratura non esiste un sistema di certificazione di fasce d’età. Che il discorso ruoti attorno alla famiglia, ed ai valori che questa sa o meno inculcare ai figli, è tanto palese quanto ritrito, e sicuramente non sono queste pagine a doverlo spiegare.
Semplicemente il wrestling, quello vero, non nasce per piacere ai bambini.
Nasce come contraltare della boxe, nasce come versione pittoresca delle lotte da fiera, nasce come unione unica di tanti fattori presi da svariati altri ambiti, dalla recitazione all’atletica, e proprio per questo non può venire catalogato in fretta e furia come “cosa diseducativa”. Specie quando, in fin dei conti, non si ha nemmeno una chiara idea di cosa si stia trattando.

Dopo tutto – permettetemi un ultimo esempio – i Simpson vanno in onda di primissimo pomeriggio. Direste forse che, per poterli apprezzare, basta avere dieci anni? O forse, al di là della simpatia dei personaggi, per capire realmente lo show occorre un altro livello mentale?
Ecco, con le dovute proporzioni, il wrestling è paragonabile ai Simpson.
Può piacere ai bambini, lo ha già fatto in passato, ma non è uno spettacolo per bambini.

La differenza di questo discorso, rispetto alla fantomatica proposta di legge di cui all’inizio, è che vietare per vietare non serve a niente. I bambini lo guarderanno lo stesso, in parte anche perché è vietato, ed alla fine i negozi si riempiranno nuovamente di qualsiasi cosa sufficientemente grossa per ricevere il marchio WWE.
Dovrebbe essere il prodotto stesso ad essere quello che la gente si aspetta, e probabilmente allora ai bambini il wrestling piacerà di meno. Dopo tutto, all’epoca dei vari Flair, Dusty Rhodes e Harley Race, di giovanissimi a riempire i palazzetti ce n’erano ben pochi.

Che invece la proposta di legge sia imbarazzante, sotto infiniti aspetti, è un dato tristemente inequivocabile.
Il problema, però, secondo me non ha tanto a che fare con il wrestling.
Più che altro riguarda la testa della gente, ed il modo in cui essa funziona.
E lì puoi mettere tutti i divieti che vuoi, ma se c’è una falla hai voglia a tapparla…

For now The Game’s over, a martedì prossimo.

Legge permettendo.

Un piccolo chiarimento: ricordo a chi legge che questo pezzo è stato scritto da un appassionato di wrestling su un sito di wrestling. Ma a mio parere è "esportabile" anche su un blog, come il mio, che di wrestling non ha mai parlato, essendo chiaro anche a non addetti e essendone io d’accordo al 99,9%.
Se invece non è così comprensibile come sembra, a disposizione per dubbi.
Dimenticavo: lo 0,01% che che non condivido è il divieto ai minori di 14.
Ho 28 anni, e mi ricordo ancora quando alle elementari e medie si parlava di “Gieik de Sneik che ha messo il serpente sopra al Becchino, e il serpente l’ha morso ma lui non s’è fatto niente” e storie simili.
C’era anche chi credeva che le botte che si davano erano vere (e quelli che “No, non sono tutte vere. Alcune però sì, e gli usciva pure il sangue”!!!)., ma nessuno li emulava.
Probabilmente io, con mio figlio di 10-12 anni, i programmi e gli show li vedrei anche insieme (il classico “bollino giallo”, insomma), per lo meno Smackdown che degli spettacoli di wrestling sembra un po’ più adatto ai minori, spiegando un po’ di verità, mostrandolo per quello che è, uno spettacolo di atleti-attori, ecco.
Non lo farei oggi che di anni ne ha 3, ma in fondo faccio zapping forzato già ora per evitare sparatorie o scene osè … e lo farei anche davanti a HHH con lo Sledgehammer (trad.=martellone da fabbro) in mano.

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Una risposta a Questione di priorità

  1. anonimo ha detto:

    il Wrestling non mi ha mai intrigato …
    Guardavo Antonio Hinoki agli albori più per ridere che per vera passione, mi incuriosiva la figura dell’asiatico invincibile in un mondo dove Stallone, Swarzy e Chuck Norris, sfornavano eroi invincibili a raffica (era stato subito chiaro che anche quel “catch” da cui è derivato il Wrestling era una colossale messa in scena).
    Nonostante questo però, penso che i promotori di certe leggi andrebbero radiati dagli agi del parlamento …
    Condannandoli semplicemente ad una vita sana e pura da dipendenti (privati eh).
    Con tutte le materie su cui si potrebbe legiferare con urgenza e con cognizione di causa dedicarsi al Wrestling …
    Beh, mi pare un insulto “al popolo sovrano” (non dicono sempre così quando devono far sentire importanti gli elettori ?)

    E se il Wrestling è questo grosso problema …
    Hai la possibilità di cambiare canale
    (fosse sempre così semplice risolverli)

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