Rivoglio l’irraggiungibilità

Sul treno, stamattina, mi accomodo al solito posto. Noi pendolari siamo un po’ abitudinari, se ci cambiano le disposizioni delle carrozze ci girano le balle.
Provo a far finta di non accorgermi dello strano colore dei sedili, e cerco la posizione ideale per fare una dormitina.
Salita a Udine, però, una donna sui trent’anni si siede nel posto accanto al mio.
Apre il suo motorola, e inizia a parlare col suo amore.
Per un’abbondante mezz’ora.
A voce alta.

Avendo quindi dovuto rinunciare necessariamente alla pennichella, mi sono trovato a pensare a come facevamo quando non eravamo rintracciabili.
E mi sono reso conto che sono passati esattamente dieci anni.

Novembre 1998.

Era il mio diciottesimo compleanno, e tutti i miei amici, per la maggiore età, ricevevano in dono "il loro primo cellulare".
Io quando i miei compagni, disperati, mi chiesero cosa volessi per regalo, lo rifiutai. Un po’ per anticonformismo, un po’ perchè non ne sentivo il bisogno. (Piccola nota a margine: mi regalarono una chitarra. Felicissimo, volevo imparare a suonarla. 10 giorni dopo era in soffitta, la potete trovare ancora lì. Al ballottaggio, avessero scelto la valigia, l’avrei consumata).
Però è vero, non ne sentivo la necessità. C’era il telefono di casa, c’era il citofono ("C’è Gigi? E la Cremeria?"), c’erano i luoghi dove incontrarsi. Non era necessario "essere rintracciati", se eri in ritardo avvisavi con la scheda telefonica, dalla cabina.
In situazioni di innamoramento, poi, c’erano gli smadonnamenti dei genitori "PiccoloCesareeeee, ne hai ancora per moltoooo…. serve il telefonoooooo", e dall’altra parte i "Mi ami? Ma quanto mi ami? E mi pensi? ma quanto mi pensi?". Quest’ultimo, per fortuna/purtroppo non è il mio caso. I miei genitori devono ringraziare la mia verginità adolescenziale (cause esogene, non endogene – traduzione per i più naif, "non ero io che non volevo, ma nessuna me la dava", e scusate il francesismo) se oggi hanno potuto comprare casa nuova.
Ma il cellulare, quello, non era poi necessario.
Ora non voglio essere quello che dice "si stava meglio allora", perchè uso il mio cellulare anche per lavoro, mi connetto a internet, ho meno "vincoli". Però oggi se per 10 minuti sei irragiungibile alle volte hai l’impressione di essere fuori dal mondo. E’ questa brutta abitudine, che mi fa avere un po’ di nostalgia per quei tempi.

Ecco la "nostalgia canaglia" di cui parlavo in un post precedente. Non quella ormai sdoganata ovunque e che alle volte mi fa anche incazzare, ma quella che più o meno tocca tutti, che ti fa bene e ti fa pensare che le cose cambiano, alle volte in meglio, si hanno più comodità, ma questi piccoli ricordi ti fanno capire che senza queste cose ormai irrinunciabili oggi, in fondo, male male non si stava.
Anche se quella volta, quando dissi ai miei che dormivo da Claudio e invece ero da Chiara, se avessi avuto il cellulare non mi avrebbero sgamato.
Ma probabilmente, di quella serata, non me ne ricorderei nemmeno.

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4 risposte a Rivoglio l’irraggiungibilità

  1. Zanzi ha detto:

    Condivido e aggiungerei che non ci siamo fermati al semplice cellulare… ora sono dei mini-computer a tutti gli effetti, con connessione ad internet, musica e videochiamate… quelle in particolare le odio. Non puoi dire:” tra 5 min sono sotto casa tua” se in realtà ti stai ancora vestendo, non puoi fare la sexy con il tuo lui se stai indossando il pigiamone rosa, quello di lana con gli orsacchiotti di peluche davanti… e potrei andare avanti all’infinito…!
    Ciao..

  2. littlecaesar ha detto:

    Zanzi:Non sono un videochiamante…
    Però il pigiamone rosa di lana con gli orsacchiotti di peluche può essere molto sexy…
    E inoltre, ho appena sconvolto mio figlio, perchè mi ha visto e sentito dentro il computer di casa (ho appena installato la webcam a lavoro)… deve essere stata una bellissima sorpresa, per lui…

  3. anonimo ha detto:

    No no, te lo confermo io …
    Si stava (molto) meglio prima !
    E te lo dice uno che ce l’ha avuto subito il cellulare
    Ricordo che agli albori della telefonia mobile erano in tanti a guardarmi straniti quando dicevo di averlo comprato:

    “non serve a nulla … ma perchè comprarlo ?”

    ci mancava solo aggiungessero “è da coglioni averlo”, cosa che di sicuro facevano con altri quando nn eri presente tu che l’avevi comprato e il quadro era completo.

    Il mio motto è sempre stato:
    il cellulare è una grande comodità, diventerà essenziale e importante …
    Bisognerà solo non abusarne”

    Ora a distanza di una decina d’anni rivedo le stesse persone che lo ritenevano inutile allora:
    Hanno chi 2, chi 3 (!!!) cellulari a testa, stanno sempre a parlare e ad inviare sms:

    Dove è finito cotanto odio e rancore verso l’apparecchio (???)
    Non è che era sola e pura invidia per chi lo possedeva (costavano molto caro i primi) ?

    A distanza di 10 anni sono cambiate tante cose, le compagnie telefoniche lo hanno reso alla portata di tutte le tasche (il guadagno non lo si fa con l’apparecchio … ma con il traffico) io ho pure cambiato lavoro e ti confesso che essere obbligati a sorbirsi chiamate eterne e inutili di ragazzine/i petulanti e sciocche, di persone che devono comunicare a chissà chi, la posizione esatta dove si trovano in quel momento, illustrando nei dettagli gli spostamenti nel corso della giornata, e di nonne sorde e rintronate che urlano a vanvera senza capire mai cosa viene detto loro …
    Non è gran cosa …

    Ne farei volentieri a meno e oggi il cell lo ridarei indietro senza alcun rimpianto.
    Certo non si può, però poi considerando quanto costano le chiamate, quando mi parlano di crisi e di gente che non arriva a fine mese …
    Beh, mi viene un po’ da ridere (ma questo sarebbe un altro discorso)

  4. littlecaesar ha detto:

    Sì,appunto. Come diceva qualcuno anni fa,la frase di rito ormai non è più “come stai” ma “dove sei”.Ah,giusto x coerenza, questo commento è stato scritto in treno, connesso a internet via cellulare.

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