Nel frattempo, in Italia

E’ assolutamente positivo lo sviluppo della vicenda con la possibilità di un accordo tra sindacati e azienda per una maggiore flessibilità nei rapporti. Molto positiva per una maggiore flessibilità del lavoro. Se non accadesse le imprese e gli imprenditori avrebbero buone ragioni per spostarsi all’estero

(Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso della conferenza stampa congiunta con il cancelliere Angela Merkel al termine del 18° bilaterale italo-tedesco )

 

Da quando è cominciata la vicenda Pomigliano-Marchionne, abbiamo cercato tutti di prestare estrema attenzione agli eventi, tenendo il fiato sospeso per lungo tempo: dalla contrattazione al referendum, fino alla firma dell’accordo. Arrivati a Mirafiori, stabilimento simbolo, ovviamente le preoccupazioni sono aumentate proporzionalmente con le trasmissioni televisive, i telegiornali, i mezzi di stampa e la lunga contrattazione all’Unione industriale, e nello specifico in carrozzeria. Quando il tavolo – come si dice in gergo – è saltato, il timore che tutto potesse finire in un flop per noi lavoratori ci ha seriamente messo alla prova! Pensavamo di dover affrontare il primo di una serie di Natali tristi, da qui a molti anni a venire.
Io sono una mamma che lavora, come tante, e che cerca di barcamenarsi come può nelle piccole-grandi difficoltà di ogni giorno. E non riuscivo – non ci riesco ancora – a capire come si potesse essere assolutamente certi di poter dire no, con in prospettiva mutuo, bollette, scuola e gestione familiare sempre pronta agli imprevisti, e nessuno (compreso il governo) che ci venisse incontro, aprendoci uno spiraglio.
Quando sono stata chiamata a dare il mio contributo, sia per il voto che per la mia visione dell’accordo, ho deciso che sarebbe stato sì. Sì, perché, per quanto le condizioni poste non siano così semplici, sicuramente è meglio avere un lavoro che il niente. Strumentalizzazioni ne ho sentite tante, inutile dire: al punto che ancora oggi in stabilimento la verità non è uscita. Mi riferisco a chi ha fatto un processo alle intenzioni, inventando anche delle panzane esagerate: come la non tutela di chi ha inidoneità lavorative, o che i primi giorni di malattia non vengono pagati, arrivando ai licenziamenti dei lavoratori che scioperano. È stato detto che le donne affette da tumore al seno non avranno diritto a quel trattamento riservato alle patologie gravi. È stato detto tutto, ma solo per creare confusione!I politici che si sono resi disponibili a questo gioco delle parti, davanti ai nostri cancelli, hanno trovato il coraggio di schierarsi lì dove trovare un consenso era facile, perché a nessuno piace sentirsi con le spalle al muro. Ma nessuno si è fermato un attimo a guardare quanto questa specie di teatrino creasse confusione tra i lavoratori, quanto rendesse famosi i soliti personaggi, che – a discapito di una verità forse non bellissima, ma pur sempre vera – applicavano la politica del ‘ti dico io ciò che ti piace, ma non ciò che è’.
A noi sono state poste delle condizioni ben precise, non facili, sacrificanti sotto alcuni punti di vista ma sempre nel rispetto del lecito. Dieci minuti di pausa tolta, ma con una condizione lavorativa più giusta e misurata (i dieci minuti tolti saranno retribuiti); una regolamentazione della malattia che mira a gestire quei casi limite di furberia sistematica (si dice: ‘Male non fare, paura non avere!’); più disponibilità alle turnazioni in base alle esigenze produttive. In cambio, si riceveranno più salario, occupazione e, si spera, una serenità economica che ci permetta di sorridere.
L’articolo 1 della Costituzione dice, testualmente: ‘L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro’. In questi 15 anni, questo articolo è stato sottovalutato, impedendo l’avanzamento di una politica forte basata sullo sviluppo e l’occupazione.
Certo è che la Newco non è ciò che si dice un buon accordo, ma una presa di posizione che, se guardata al di sopra delle parti, lascia un po’ l’amaro in bocca. Avremmo voluto fare un accordo più ‘generoso’, con aumenti più consistenti e meno rinunce… ma, come si suol dire, alcune volte bisogna sacrificare il meglio per il bene! Abbiamo gettato le basi, ora bisogna essere in grado di rialzarsi e lavorare, per essere più forti e competitivi. In questa vicenda siamo stati lasciati soli con i sindacati: politica senza una posizione e governo inesistente. Tutti troppo presi dal gossip del premier, abbiamo spostato l’attenzione dalle tematiche serie e concrete!
Approfitto per chiedere a voi un impegno concreto nei nostri confronti, e nei confronti di tutti i dipendenti privati: un impegno molto forte, deciso e unito nel sostenere un’economia reale!
Vorrei ricordare che in Fiat hanno vinto i sì, con il 54% del consenso, perché ascoltando il telegiornale sembrerebbe quasi che abbiano vinto i no con il 46%. A casa mia, la maggioranza vince, e – checché se ne dica – noi abbiamo vinto! Ha vinto il lavoro, ha vinto il futuro!

Grazie a Alexandra Martino, operaia del reparto carrozzeria di Mirafiori, che durante il congresso del Movimento Democratico ha esposto le sue ragioni sulla vicenda Fiat Mirafiori, e ad Andrea Sarubbi che s’è preso l’onere di trascrivere l’intervento sul suo blog.

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