Neanche di striscio.

Bisogna dirlo forte e chiaro. In questo andirivieni di posizionamenti, allontanamenti, scissioni, giochi di potere e ammiccamenti tra politici, non sono tutti uguali. Non tutti si muovono alla stessa maniera. Tutti fanno errori di valutazione e di posizione, è evidente, ma non tutti possono essere messi sullo stesso piano.

Tra due mesi, probabilmente, avremo un nuovo Presidente del Consiglio, avremo già votato per i parlamentari e stabilito in che direzione vorremo far andare il paese.

Sui giornali si parla di come ogni partito stia preparando la propria campagna, le proprie liste e i propri programmi, spesso criticando e mettendo sullo stesso piano chiunque si muova in questa fase. Allora, forse, bisogna fare un piccolo riepilogo. Almeno per capire la situazione.

Naturalmente, visto quello che sta succedendo, questo rendiconto vale per oggi, 19/12, intorno alle 13.00, che, non si sa mai, magari alle 14 cambia tutto.

Partiamo da destra:

1) La lega nord si è rinnovata. Nulla è come prima. Bossi parla di fucili. Non lo aveva mai fatto. Borghezio mostra il solito aplomb. Calderoli ha provato a riformare la sua legge elettorale (fallendo miseramente). Bossi junior viene indagato per essersi appropriato dei rimborsi elettorali per fini privati. Si dialoga col Pdl mentre si dice di non volerlo fare (andate a leggere gli articoli su lega nord e centrodestra del 2000, che tanto sono uguali). E Maroni si candida in Lombardia, al grido di prima il Nord.

Candidato premier: non si sa. Si dice Tosi, in caso di mancata alleanza col Pdl. Quindi molto improbabile.

Alleanze: non si sa. Forse col Pdl (in un patto di scambio con la Lombardia). Forse soli. Forse non si candidano neanche, a Roma.

Liste dei parlamentari: se si candidano, li nominerà la segreteria o quella che chiamano l’Assemblea federale.

2) PDL: qui bisogna concentrarsi. Il candidato premier sarà (rullo di tamburi e urla di voci femminili manco ci fossero i beatles) … Silvio Berlusconi (alla faccia delle primarie, che si sarebbero dovute fare il 16 dicembre – sul sito ufficiale del Pdl fino al 15 c’era ancora il regolamento). Però.

Però Silvio fa cadere il governo Monti. “Per senso di responsabilità” si candida premier (“per vincere”), mentre è a Milanello. Il partito si spacca tra favorevoli e contrari. Nelle regioni si punta sul nuovo che avanza (probabilmente Storace nel Lazio e Albertini in Lombardia, se non ci sarà l’accordo con la Lega). I leader del PPE fanno capire a Silvio che non è il caso. Lui si offende. Dice che con Monti tutto è peggiorato. Che lui era uno dei capi di governo più autorevoli (restate seri, per favore). E che dello spread dobbiamo strafregarcene. Poi.

Poi vuole candidare Monti (quello del governo peggiore di sempre) e in alternativa Alfano (quello che ancora deve crescere). E lui? Boh. Potrebbe essere leader non candidato. Però.

Però inizia a minacciare la Lega di far cadere Piemonte e Veneto (l’ultima volta che l’ha fatto, l’unico che è caduto è stato Formigoni…). Tira Monti per la giacchetta, affermando che, se il premier unirà tutti i moderati, lui rinuncia a candidarsi (tra i moderati ci mette anche la Lega, ma questo poco importa). Va al vertice del Partito Popolare Europeo, dove lo accolgono con grasse risate e prese in giro. E dove invitano Monti, per rappresentare l’Italia. Silvio si sente forte (chissà cosa avrà pensato). E dichiara di restare in campo, in attesa di sapere quello che vorrà fare Monti. Però.

Però nel partito iniziano ad affiorare tensioni. Crosetto se ne va da una trasmissione televisiva per evitare di dire cose sconvenienti. La Meloni rilancia un “nè Monti nè Berlusconi”. Come se avessero alternative. Voci insistenti parlano di una scissione di La Russa & Gasparri. Alla fine se ne andrà solo il primo, ma restando con il PDL, in una scissione che sembra un parto, solo che nessuno trova le forbici per tagliare il cordone ombelicale. Oggi questa è la situazione:

Candidato premier: Berlusconi. O Monti se riunisce i moderati (qualcuno prima o poi dovrà spiegare che significa questa parola). O Alfano se cresce. E Meloni? E La Russa? E Frattini?

Alleanze: se si candida Silvio, la Lega ha detto che non ci sarà (insomma, sta alzando il prezzo). Di certo non potrà esserci Fini, nè Casini. Se ci sarà Monti a capo dei moderati si deve vedere che succede: perchè ci sarebbero Fini e Casini, con Montezemolo e chissà chi altro, ma come possono i vari La Russa, Gasparri & co. andare con Fini? E poi, la Lega, non era essenziale? Vabbè, non si sa.

Liste dei parlamentari: li nominerà il capo. Berlusconi ha detto che ricandiderà pochissimi tra quelli già eletti. Tra questi non c’era Dell’Utri. Poi Dell’Utri (e qualcun altro per lui) si è incazzato, e Silvio ha dovuto smentire. Così anche con molti altri.

3) Al centro la situazione è questa: in questo momento ci sono quattro probabili liste (UDC, FLI, Montezemolo & co. e quella parte di Api che non va con Tabacci). Nessuna di queste, ad oggi, può arrivare a superare il 10%. Però con Monti, il 15% sarebbe assicurato. E sono tutti a tirargli la giacchetta perchè si candidi. Però non con Silvio, cioè con quello che nel Pdl resterebbe con Silvio. Altrimenti non si capirebbe… Ma Monti, se si candida, lo fa per vincere. E per vincere mica può andare solo col centro. Insomma, qui si percepisce solo uno stato di attesa per capire cosa si farà (ecco, il fatto che mancano meno di due mesi dovrebbe un po’ preoccupare, ma sembrano tutti tranquilli…).

Candidato premier: o Monti o sono problemi seri.

Alleanze: UDC, Fli, Montezemolo & co. e quello che resta dell’Api andranno insieme. Le avances di Berlusconi sembrano essere respinte al mittente. Col centrosinistra si vedrà dopo le elezioni (non tutti, in ogni caso).

4) Il centrosinistra ha già apparecchiato ed è pronto a mangiare, sperando (convintamente) che il pranzo non risulterà indigesto. Ha fatto le primarie per il candidato premier. Ha indetto le primarie per i parlamentari. Ha stretto ufficialmente l’alleanza che si presenterà alle urne, salvo che non ci siano stravolgimenti particolari. Insomma, la tavola è pronta, sperando che non passi un ciclone a distruggere tutto (che, da quelle parti, sanno bene come si fa). Dopo le elezioni, in caso di mancata vittoria al Senato (la Camera sembra già assicurata), si dovranno fare accordi. Vendola dice che lui non ne farebbe (quindi rinuncerebbe a governare). Bersani insiste che, se occorrerà, si dovranno fare. Nel frattempo, la campagna elettorale è iniziata. Con buona pace di tutti.

Candidato premier: Bersani, come deciso da 3 milioni di elettori.

Alleanze: alle urne saranno PD, SEL e i socialisti. Poi si dovrà vedere se basterà.

Liste dei parlamentari: primarie, in fretta e furia, il 29 e 30 dicembre. 10% della lista stabilito dal segretario (vale per il PD, almeno, non si sa per SEL).

5) A sinistra della sinistra c’è un pulviscolo di forze che si sta cercando di organizzare. La lista dei sindaci, portata avanti da De Magistris e che una volta prevedeva il coinvolgimento di Pisapia, Emiliano ed altri, oggi sembra la vecchia edizione dell’IDV, con Orlando, Di Pietro e Sonia Alfano. Il candidato premier potrebbe essere Ingroia (che il 4 dicembre aveva mandato una lettera ai giornali ponendo la sua speranza in Bersani. Evidentemente ha cambiato idea). Ha già chiesto una pausa dalla magistratura, ma dice che ci sta ancora pensando. Attorno al suo nome sono stati attratti i Verdi (che non raggiungono il 2% da anni) e Rifondazione Comunista (che il 2% lo raggiunge a malapena). Poi, forse, i Comunisti di Rizzo, e altri autodefiniti comunisti che si credevano dispersi.

Candidato premier: forse Ingroia, forse boh.

Alleanze: Lista arancione dei sindaci (che poi sono due, ma detta così suona peggio), Verdi, Rifondazione Comunista e altri piccoli partitini composti da una sola persona. Forse.

Liste dei parlamentari: ancora bisogna capire se ci sarà qualcosa, figurarsi se si può sapere come si faranno le liste.

6) Al di fuori dello schema destra – sinistra, alla fine, c’è il Movimento 5 stelle. In rapida ascesa nei sondaggi per tantissimo tempo, ha ricevuto un brutto stop quando il centrosinistra si è buttato nella mischia tenendo le primarie. Poi ha preso addirittura ad arretrare, una volta sorpreso a cacciare alcuni fra i suoi membri più illustri per decisione irrevocabile del gran capo. Ha provato a rialzare la testa con le parlamentarie, ma hanno votato in poco più di 30.000 (meno dei volontari del centrosinistra alle primarie, per fare un paragone). “Gran momento di democrazia”, esulta il proprietario. E caccia chi non la pensa come lui. Il primo della lista in Emilia Romagna, sempre per fare un esempio, ha preso 372 voti. Con questo numeto non sarebbe stato eletto neanche in Comune.

Candidato premier: non si sa chi sarà, ma certo non Beppe Grillo (o almeno così ha detto lui).

Alleanze: non se ne parla. Mica vorrete che si mischino i puri con gli impuri?

Liste dei parlamentari: sono le uniche già esistenti. Salvo che il capo non cacci qualcun altro. Ci si sta muovendo per la raccolta delle firme.

Le conclusioni le lascio a voi. Però, non dite che sono tutti uguali. Neanche di striscio.

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2 risposte a Neanche di striscio.

  1. Di Biasio P ha detto:

    Il 35% delle candidature del partito democratico scelte dal partito stesso. Come la mettiamo?

  2. famaneri ha detto:

    Personalmente, io non sono un sostenitore delle primarie sempre e comunque. Queste le condivido unicamente in quanto mero strumento di superamento di quella porcata del porcellum, altrimenti non le avrei fatte. Le candidature stabilite da un partito (ovvero come fanno tutti gli altri partiti) sono la cosa più naturale del mondo. Il 35% delle candidature stabilite internamente (che poi questo dato non lo conoscevo, dato che la direzione ha stabilito il 10%, ma forse sei più informata di me) è esattamente il 65% in meno degli altri partiti (tutti compresi, visto che l’unico che ha indetto una cosa simile non ha permesso a nessuno tranne che a se stesso di verificare l’esistenza di quei voti). Poi le mie sono mere opinioni basate sui fatti che conosco perchè riportati sui giornali (su cui sarei anche felice di essere smentito, perchè vorrebbe dire che anche gli altri partiti migliorano in quanto a democrazia interna), mica verità assolute.
    P.s. Il titolo provvisorio di questo post, prima di quello definitivo che si vede adesso, era “La pagliuzza e la trave”.

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