Non è cambiato nulla, tutto è cambiato

Se volessimo analizzare la giornata di ieri partendo dai risultati del voto, diremmo che nulla è cambiato rispetto a qualche giorno fa.

In realtà, non è così. Ma andiamo per ordine:

Mercoledì 25 settembre i parlamentari del PdL hanno deciso di dimettersi in massa se la giunta del Senato voterà a favore della decadenza di Silvio Berlusconi da senatore il prossimo 4 ottobre. Come già detto, in sostanza si tratta di un bluff , un iniziativa che di fatto, nel breve periodo, è irrealizzabile. A meno che non si voglia bloccare il Parlamento per discutere esclusivamente delle loro dimissioni. Non per niente, ad oggi non se n’è più parlato.

Sabato 28 settembre, dopo un probabile cazziatone di Letta (che nei giorni precedenti, mentre i berlusconiani cercavano di far saltare il tavolo si trovava in America per parlare all’Onu e per sponsorizzare l’Italia sia sulla ricerca di nuovi investimenti, sia per l’Expo 2015), Berlusconi fa sapere che i ministri del Pdl si dimetteranno. A loro insaputa, pare, visto che non tutti sapevano del fatto al momento dell’ annuncio. E di certo non con il loro consenso, visti come sono andati i fatti nei giorni successivi.

Tra domenica e lunedì accadono altre cose importanti: la spaccatura all’interno del Pdl è evidente. Non solo i ministri – tra cui Alfano che, ricordo, è anche il segretario del Pdl – , ma anche alcuni deputati e senatori (e di rilievo, come Cicchitto, Giovanardi, Formigoni) dichiarano la loro contrarietà alle dimissioni, facendo capire chiaramente il loro voto favorevole alla fiducia. Nel frattempo, una telefonata di Berlusconi su Napolitano (comunque, a mio parere, “intercettazione” poco chiara)  acuisce, se ce ne fosse stato ulteriore bisogno, ancora di più i contrasti col Capo dello Stato; il Giornale, Libero e gli altri mezzi di informazione in mano al Cavaliere partono all’attacco a spron battuto (giusto ieri il Giornale apriva con “Alfano tradisce – Un pezzo di Pdl passa con la sinistra in cambio di poltrone”), e si palesano episodi al limite dell’inimmaginabile (a Ballarò, Cicchitto che attacca Sallusti definendo il Giornale un quotidiano umoristico, e Sallusti che definisce Giovanardi “più vicino ad Alba Dorata che a Forza Italia”, attaccandolo anche sulle sue idee sugli omosessuali).

Ma veniamo a ieri.

La mattinata comincia con una situazione chiara: il Pdl è diviso. Da una parte ci sono quelli che hanno già assicurato la fiducia (come confermato da un foglio controfirmato, in mano a Quagliariello), dall’altra continuano le dichiarazioni che, a leggerle qualche ora dopo, fanno quasi sorridere. Da Tremonti (che non ha “ragioni per cambiare idea”, votando pertanto la sfiducia), a Brunetta che ha parlato di scelta ALL’UNANIMITA’ del partito per la sfiducia, a Bondi, con un intervento cattivissimo e durissimo contro il governo (ed infatti, per coerenza e per evitare una situazione assurda, ha preferito non presentarsi al momento del voto), fino alla dichiarazione di mezz’ora prima (!) dello stesso Berlusconi, che parlava di sfiducia certa.

Ed invece, alla fine, nonostante ci fosse stata un’assemblea nel PdL in quelle stesse ore, nelle quali erano in 32 per la sfiducia, 24 per uscire dall’aula e 25 per la fiducia, Berlusconi, “a sorpresa” e praticamente contro il volere della maggioranza del suo gruppo parlamentare, dichiara che voterà a favore del governo perchè “gli è piaciuto il discorso”. Applausi, strette di mano e sorrisi da parte dei senatori del Pdl, lacchè che non capiscono che questa scelta è in realtà una dichiarazione di resa. Chi ha vinto è certamente Alfano, bollato qualche mese fa come quello “a cui manca il quid” ma che ieri, di colpo, ha guadagnato un’enorme dose di leadership. Ci ha guadagnato anche il Pd, ripetutamente bollato come partito logorato da lotte interne ma che ha dimostrato come, mostrandosi fermo in posizioni chiare (e condivisibili, visto che si parla della decadenza di Berlusconi), ha la forza per mettere in difficoltà gli avversari.

E molto probabilmente ci ha guadagnato il governo, che può lavorare con minore pressione e minori ricatti da parte di un centrodestra che si è dimostrato spaccato sulle scelte.
Personalmente, continua a non essere il governo che preferisco, ma mi auguro che ci sia almeno un avvicinamento a posizioni più condivisibili…

Dopodichè, non rinnego nulla di quanto detto ieri. Berlusconi si è dimostrato, in questo ventennio, una fenice capace di rinascere dalle proprie ceneri. Non sarei sorpreso se inspiegabilmente tutti i “dissidenti” rientrassero nei ranghi. Certo, un precedente come quello di ieri potrebbe portarlo a non calcare più la mano senza fare due conti…

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