Compiti per le vacanze

Ho letto la lettera che tale Marino Peiretti ha inviato agli insegnanti del figlio e che comunica (non giustifica) che non ha fatto i compiti per le vacanze.
Lettera che a furia di condivisioni l’ha fatto diventare idolo del web e oggetto di notizie su vari siti di quotidiani online nazionali.
 
Ragazzi, ma scherziamo? E’ tremenda.
 
Di una gravità assoluta.
 
1: Come detto, lui non “giustifica”, lui “informa”. Come dire, i vostri consigli (quando mai i compiti per le vacanze sono obbligatori?) non sono più importanti delle mie decisioni arbitrarie.
2: Comunica che gli ha fatto fare cose interessantissime e l’ha spronato a migliorare quello che gli piace fare. E allora? C’era bisogno di autoincensarsi nella lettera verso la scuola (e resa pubblica Urbi et Orbi via facebook), quando ha fatto solo quello che ogni buon genitore dovrebbe fare OGNI GIORNO, non solo durante le vacanze?
3: “Mai visto professionisti seri portarsi il lavoro in vacanza, anzi.” A parte che non so che lavoro faccia questo signore, perchè la realtà è leggermente differente, stiamo comunque paragonando lo studio, l’apprendimento di un bambino ad un lavoro. Ed ecco uno dei problemi che si manifestano con una semplice frase: se concepisci la scuola come un dovere, un obbligo, un lavoro che sei costretto a fare, allora non capirai mai davvero quanto sia importante, quanto sia UTILE imparare. Sia chiaro, non è un problema di oggi, c’è sempre stato. Al massimo, oggi il genitore sembra più propenso a stare dalla parte del figlio anzichè della scuola e della sua funzione educativa.
4. Poi si raggiunge l’apoteosi. “Voi avete nove mesi per insegnargli nozioni e cultura, io tre mesi pieni per insegnargli a vivere”. COSA??? Qui, vi giuro, avrei COSI’ TANTO da scrivere che preferisco non scrivere niente, penso che questa frase si possa commentare da sola.
5. Per finire, “Diversi docenti, psicologi ed avvocati condividono il mio pensiero”. A parte che questo non giustifica nulla, a parte che: “Diversi”, chi? . Ma poi, va bene i docenti, possiamo capire anche gli psicologi. Ma gli AVVOCATI, che c’entrano???

Sono preoccupato. Se davvero tanta gente ha voluto condividere una presa di posizione così grave e pericolosa, se davvero questa lettera ha avuto un immeritato risalto sui siti di rilievo nazionale, significa che stiamo andando alla deriva.
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