Segnali che la fine del mondo è imminente

Prepariamoci all’apocalisse, ce la meritiamo.
Gnomi

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Il dramma brasile (ovvero, live tweeting Brasile-Germania)

La debacle del Brasile è inaspettata, e al momento il punteggio è di 5-0, quando siamo al quarantesimo del primo tempo. Perchè ne sto scrivendo un post? Perchè il dramma (perchè di dramma sportivo si sta parlando, paragonato forse non esagerando al Maracanazo) genera un esilarante sequela di commenti “live” su twitter; eccone alcuni:

(il risultato, qui, era sul 3-0)

Dopo il quarto gol:

Ed al quinto:

Francesco Costa prova a considerare il fatto che la partita sta entrando a gamba tesa nella Storia:

 

(continua…)

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L’unica cosa di sinistra

C’è una cosa che accomuna il Movimento 5 Stelle da molti partiti di sinistra (del presente, del passato, fate voi).

Una.

Forse l’unica.

Ed è che la base è, spesso, molto meglio dei leader (generalizzando un po’, che poi, nella base, ci sono anche quelli che credono alle sirene).

Purtroppo, però, la “ggente” vota in base ai leader, ai Beppe, ai Casaleggio, ai Dibba e ai Fichi.

Altrimenti non si spiegherebbe la differenza tra i voti complessivi delle europee (seppur in calo, intorno al 21%), dove Beppe era in prima fila, e quelli delle amministrative, dove c’erano i “ragazzi della base” (tra il 5% e il 15% massimo, tranne poche eccezioni).

Riflessione ripresa da un post di Luca Bottura.

Per un’analisi più approfondita, meglio aspettare…

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Io sono qui… (Europee 2014)

Come al solito, alla vigilia delle elezioni mi imbatto sul sito di Openpolis (che in fatto di trasparenza dà lezioni a chiunque, a partire da chi si erge a paladino… ma tralasciamo la polemica) e provo a fare un brevissimo test per capire con quale partito politico ho maggiore compatibilità di opinioni.

Il gioco è bello se viene fatto con sincerità (e senza sbirciare le risposte dei propri partiti, ovvio).

Oh, e come accadde nel 2013, e per le comunali di Trieste del 2011, e per le politiche del 2008 (anche se non ho salvato l’immagine, purtroppo), anche stavolta mi ritrovo esattamente dove immaginavo:

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E voi? Dove siete?
http://europee2014.voisietequi.it/

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A piedi a Venezia, come se fosse Santiago, o Roma, o Gerusalemme (o Atlantide)

rollingPerché andare a Venezia a piedi? Ce lo chiedono sempre in tanti. Ce lo chiedono da anni. Dal 2010, per l’esattezza, quando compimmo per la prima volta questa strana viandanza annuale. Eravamo in tre, quel 25 aprile. Ora siamo diventati una ventina. Ma siamo noi a non rispondere, o siete voi a formulare la domanda sbagliata? Potremmo controbattere con un’altra domanda: e perché non andarci a piedi, a Venezia? E ancora: perché andarci col treno, con l’aereo, con l’autobus? Forse non sono le domande giuste. Ci piacerebbe che ci auguraste, semplicemente, “buon cammino”, o “buona strada”. Non “buona passeggiata”, perché noi non passeggiamo. Passeggiare significa ripetere il passo, sottolinea una frequenza, dà una misura, mentre noi non ripetiamo mai nulla. Ad ogni passo una scoperta, dietro ogni curva una scena inaspettata. Anche i rettilinei senza fine della bassa pianura celano scene inaspettate.

Partiamo sempre il 25 aprile. Perché la Liberazione va celebrata on the road. Così come il 1° maggio. Andiamo a Venezia come i pellegrini di un tempo, quelli provenienti da nord, diretti al Santo Sepolcro di Gerusalemme, alla casa di Giacomo a Santiago, alla Basilica di san Pietro a Roma o quella di san Nicola a Bari. I pellegrini partivano con la primavera, anche noi. Facevano testamento, perché il viaggio era duro, duro, duro, e se morivano senza fare testamento i loro beni venivano incamerati dalle persone o dalle istituzioni (ospitali e monasteri, generalmente) presso le quali avevano tirato le cuoia (o reso l’anima al Signore, vedete voi, a seconda delle vostre credenze). Di beni non ne abbiamo molti, ma ci piace lo stesso confrontarci con l’idea della fine. Dopotutto, tra morire in una asettica stanza d’ospedale e morire su un argine impestato dalla zanzare, preferiamo la seconda.

Siamo nati un po’ qui un po’ lì, ma molti di noi vivono in Friuli Venezia Giulia. È una regione spettacolare, naturalisticamente e culturalmente, però quasi nessuno, di voi che vivete altrove, lo sa. Prendete la flora: ci sono più specie qui che in tutta la Germania. O gli uccelli: centinaia di specie che passano da noi, sostano, nidificano nelle zone lagunari. Abbiamo uno dei fiumi meno contaminati d’Europa, il Tagliamento. Abbiamo le Dolomiti, grotte profonde quasi un km, come l’Abisso Led Zeppelin, e altre centinaia (la Grotta Gigante di sicuro l’aveva sentita nominare) di tutte le dimensioni, e le abbiamo perché da noi c’è il carsismo.

Ecco, abbiamo il Carso in Friuli Venezia Giulia: le doline, la landa, i castellieri, e poi ovviamente le trincee. Sì, abbiamo avuto tanta guerra. Il filo spinato che diceva “hic sunt leones!”, anche se i leoni, dall’altra parte, non ci sono mai stati. Abbiamo tanta pianura, divisa in due dalla linea delle risorgive, abbiamo mare con fondali bassi e alti, con spiagge e pareti a picco (le falesie di Duino, le avete presente? Dove Rilke scrisse le sue Elegie), abbiamo orsi, linci, lupi, avvoltoi che passano accanto a noi o sopra le nostre teste, senza che ce ne accorgiamo. Siamo una terra di passaggio. E noi passiamo, proprio come gli orsi, i lupi, le linci, gli avvoltoi, i pellegrini, i pastori transumanti, i contrabbandieri del tabacco, i commercianti di sale e spezie, i soldati, le donne del latte, i migranti, i clandestini. Viviamo in una terra di passaggio, quindi passiamo.

Non facciamo un pellegrinaggio devozionale. Siamo devoti, sì, ma alla strada, la strada aperta cantata da Whitman. Qualcuno, tra di noi, crede in un dio, qualcun altro no. Qualcuno è andato a piedi a Santiago, a Roma, qualcun altro no. Qualcuno cammina molto, magari in montagna, qualcuno spesso, qualcuno solo una volta all’anno, quando ci incontriamo. Non siamo camminatori, siamo viandanti. Attraversiamo la via e dalla via tentiamo di farci attraversare. Non ci identifichiamo nei lavori che facciamo, né nei soldi che abbiamo, o nei vestiti che indossiamo. Siamo amici senza aver bisogno di chiedere favori l’uno all’altra, la nostra amicizia si fonda sulla gratuità. L’amicizia per l’amicizia.

Il 25 aprile, amichevolmente, partiamo da Tarvisio, in direzione Venezia, dove arriveremo, forse, il 3 maggio (ma Venezia non è la meta – la meta, già lo sapete, è il cammino). Se volete incontrarci, calzate gli scarponi e venite a trovarci. Sulla strada aperta.

Siamo The Rolling Claps.

( p.s.: non è farina del mio sacco. L’ha scritto il mio amico Luigi  sul suo blog. )

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Com’è strana la vita

Certo, com’è strana, la vita.

Uno si sveglia, pare un giorno come tutti gli altri, e poi si accorge di essere d’accordo con Alfano.

 

Vorrei ribadire ai colleghi della Lega che sono state salvate diciannovemila vite umane e che noi non baratteremo mai un punto percentuale alle elezioni con 19.000 morti, questo lo fate voi! L’Italia è una grande democrazia che ha l’obbligo di garantire la sicurezza, che ha l’obbligo di garantire l’accoglienza, che ha l’obbligo di rispettare i trattati internazionali e noi non faremo morire le persone in mare per 500.000 voti in più della Lega. Questo lo dovete ricordare perché noi siamo un grande paese: ci faremo carico della sicurezza dei nostri cittadini e ci faremo carico di un’accoglienza dignitosa, entrambe le cose.

(fonte: ilpost.it)

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Del calcio e della sua malattia (una tra tante)

Ieri, 8/4/2014, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il Def.
Ma non è stata questa la notizia più discussa della giornata.

Ieri, 8/4/2014, Grillo ha criticato il sindaco Pizzarotti chiamandolo “Capitan Pizza” e creando l’ennesimo problema nel M5S.
Ma non è stata questa la notizia più discussa della giornata.

Ieri, 8/4/2014, si è scoperto che potrebbe esserci una falla su un software e che ciò potrebbe rendere vulnerabile un numero indefinito di password e carte di credito online.
Ma non è stata questa la notizia più discussa della giornata.

Ieri, 8/4/2014, un giocatore della Roma, Mattia Destro, forse l’attaccante italiano più in forma del momento (13 gol in 1115 minuti, uno ogni 86 minuti, da dicembre a oggi), è stato squalificato per 3 giornate (più una per somma di ammonizioni) dal Giudice Sportivo.

Eccola, la notizia più discussa della giornata.

Parliamone.

Cagliari – Roma, valida per la 32° giornata di serie A. Il Cagliari si gioca la salvezza, la Roma il secondo posto e le residue speranze di raggiungere la Juventus capolista. La partita presenta parecchi ostacoli (tra tutti, la cabala: la Roma non batte il Cagliari a domicilio da circa 15 anni).
Al 32′ del primo tempo, la Roma si porta in vantaggio con un gol di Destro. La partita sembra in discesa.
Un minuto dopo, il fattaccio: Destro scatta verso l’area avversaria, ma il pallone è già tra i piedi di un difensore del Cagliari. Si trova davanti Astori e fa una sceneggiata ridicola: spinge il cagliaritano, gli sferra un colpo (non si capisce se forte, ma comunque lo sferra), e dopo cade per terra, fingendo di aver subito il colpo. Da espellere per il pugno, da ammonire per la successiva sceneggiata, tutto quello che si vuole. Destro non doveva finire la partita, ma l’arbitro vede e non vede. Assegna il calcio di punizione per il Cagliari (dichiarerà di aver visto una trattenuta), non dice nulla sulla simulazione di Destro e non lo ammonisce (Astori non si butta a terra, ma va a redarguire subito Destro, che resta per disteso mezzo minuto. Come l’arbitro non possa aver visto la simulazione, dato che si è avvicinato subito, resta un mistero).

Destro, nella partita, segnerà altri 2 gol e si farà anche ammonire. A fine partita si porterà il pallone a casa contento (come fa chiunque realizzi una tripletta, per prassi o norma non è noto) e farà una foto con Astori per siglare la pace (che non conta niente, anzi, forse sottolinea ancora di più il comportamento sbagliato di Destro).
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La partita è finita 0-3, Destro sa che dovrà saltare la partita successiva per l’ammonizione rimediata, ma che potrà tornare per giocarsi le ultime 5 di campionato e, soprattutto, la convocazione per il mondiale brasiliano.

Il Cagliari, dal canto suo, rischia, vedendosi avvicinare dalle ultime della classe (Sassuolo e Bologna fanno punti, quindi l’asticella per la salvezza si alza). Il presidente Cellino esonera l’allenatore Lopez.

Nel frattempo tutti si esprimono: alle 15.40 di domenica, a partita in corso, Ubaldo Pantani, professione comico, dichiaratamente juventino, durante Quelli che il Calcio, accusa Destro di qualsiasi cosa.
In serata Zazzaroni, alla Domenica Sportiva, lancia la sua idea: escludere Destro da ogni competizione, fare rigiocare la partita o dare il 3-0 al Cagliari a tavolino.
Per fortuna ci pensa twitter a riderne, con l’hashtag #èstatoDestro.

Tuttosport, il giorno dopo, chiede perchè non si sia parlato di Destro e del caso il giorno prima. Vabbè, è Tuttosport.
Lunedì il manager di Destro e Astori (Renzo Contratto è manager di entrambi) si dice dispiaciuto per l’accaduto, ma sicuro che non possa essere utilizzata la prova TV.

Martedì il fattaccio-bis: il Giudice sportivo Tosel squalifica il giocatore della Roma per 1 giornata per l’ammonizione più altre 3. La motivazione (un po’ splatter, a dirla tutta) è la seguente:
le immagini televisive documentano che nelle circostanze segnalate i due protagonisti, nella zona centrale del campo, inseguivano il pallone verso l’area di rigore cagliaritana. Il calciatore rosso-blu precedeva l’avversario, con il presumibile intento di rallentarne l’azione per consentire ad un compagno di squadra di impossessarsi del pallone, ed il calciatore romanista lo tallonava a stretto contatto. In tale frangente, il calciatore giallo-rosso appoggiava da tergo la mano destra sulla spalla destra dell’antagonista ed in rapida successione, con un ampio ed energico movimento del braccio sinistro portato all’altezza della spalla, lo colpiva con una manata al capo. Immediatamente dopo, il Destro cadeva bocconi al suolo con atteggiamento sofferente; il calciatore rosso-blu gli afferrava la maglia e con palese gestualità lo rimproverava; l’Arbitro interveniva ammonendo l’Astori, senza adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del Destro; il giuoco riprendeva con l’esecuzione di un calcio di punizione a favore della squadra cagliaritana.
Su richiesta di questo Ufficio, il Direttore di gara testualmente dichiarava (a mezzo e-mail pervenuta alle ore 11.58 del 7 aprile 2014) “In riferimento alla gara Cagliari-Roma da me diretta in data 06-04-2014 comunico, su richiesta del Giudice Sportivo, che né io né i miei collaboratori abbiamo visto l’episodio relativo alla manata di Destro” e successivamente (a mezzo e-mail pervenuta alle ore 16.50 del 7 aprile 2014) “In riferimento alla gara Cagliari-Roma da me diretta in data 06-04-2014, su richiesta del Giudice Sportivo in merito all’episodio Destro-Astori e ad integrazione di quanto comunicato con mia precedente mail, specifico che: ho accordato un calcio di punizione diretto a favore del Cagliari per una trattenuta (normale fallo di gioco) commessa dal calciatore Destro ai danni di Astori. La successiva manata di Destro non è stata vista né da me né dai miei collaboratori”.
Questo Giudice ritiene che il gesto compiuto dal calciatore romanista integri inequivocabilmente gli estremi della “condotta violenta” sanzionabile ex art. 19, n. 4 lettera b) CGS, connotata, per consolidato orientamento interpretativo, dall’intenzionalità e dalla potenzialità lesiva. Infatti, la volontarietà del gesto, l’energia impressa al movimento del braccio, la delicatezza della zona colpita ed i concreti effetti del colpo inferto, evidenziati dal brusco spostamento del capo dell’Astori in conseguenza della manata subita, suffragano l’assunto, nell’esclusione di ogni ragionevole dubbio.

L’arbitro e i suoi collaboratori, in pratica, hanno visto la trattenuta della maglia, ma non un cazzotto, “l’energia impressa al movimento del braccio”, nè il “brusco spostamento del capo dell’Astori in conseguenza della manata subita”. Come se io vedessi (e fossi pagato per vedere) una foglia su un prato, ma non una scarpa che la pesta un paio di millesimi di secondo dopo.

I dubbi che sorgono sono tanti: innanzitutto perchè il Giudice Sportivo ha avuto bisogno di due mail dell’arbitro per fargli dire (ops, per sentirsi dire, naturalmente) che aveva visto una cosa e non un’altra?
Poi: può un arbitro comunicare di aver preso una decisione giusta o sbagliata dopo un’intera giornata? Una giornata in cui le immagini hanno girato su ogni piattaforma televisiva (checchè ne dica Tuttosport)?

La decisione del Giudice Sportivo crea un precedente grave: da ieri è possibile chiedere a un arbitro se ha preso una decisione giusta, dopo che questo ha guardato le immagini in tv. (E’ chiaro che l’arbitro non poteva dire diversamente. O forse davvero si pensava che potesse dire “si, l’ho visto, ma non l’ho valutato bene, chiedo scusa”?)

E’ un tema enorme: il Cagliari potrebbe tranquillamente chiedere la ripetizione della partita, essendo possibile rilevare un errore tecnico durante una partita (implicitamente, almeno). E Lopez, esonerato per una sconfitta successiva a un errore tecnico, rilevato e giudicato tale? Che fa, chiede i danni?

Da domani ogni partita può essere riguardata, ogni errore arbitrale può essere definito “non visto” a giorni di distanza e ognuno può trarne le conseguenze che vuole.

A mio parere, in un mondo normale, la squalifica potrebbe essere cancellata (la normativa sulla prova TV cambiata, per uniformarne l’uso) e la Roma dovrebbe multare pesantemente Destro per il danno d’immagine relativo al suo comportamento (lasciarlo in tribuna per punizione, in questo momento del campionato, è una decisione che spetta unicamente al tecnico, ma sarebbe bello). Ma il mondo del Calcio normale non è. E allora ecco che il Cagliari ha preso due gol da un giocatore che era in campo per un errore tecnico (rilevato dal giudice), Lopez è stato cacciato per errore tecnico e la Roma si ritrova a perdere un giocatore per una decisione presa dall’arbitro dopo 24 ore davanti alla tv. E non può più punire il proprio giocatore liberamente (se anche ne avesse avuto intenzione), ma lo deve glorificare, rendendolo un martire di fronte alla lapidazione teleguidata.

Dalla prossima partita, sarà un casino. Altrimenti sarà stata un’ una tantum. Cosa che sarebbe ancora più grave, forse.

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